Piensa Sol: Keplero

#RESEARCH: Piensa Sol: Keplero 2013

Puerta del Sol è: l’artista di strada vestito da SpongeBob, la moglie dell’artista di strada che scatta foto istantanee ai passanti, la statua equestre di Carlo III, le fontane gemelle, i Mariachi, il Torero che fuma una sigaretta in compagnia del venditore di biglietti della lotteria, i chioschi, le frotte di turisti, la statua dell’orso che dà le spalle all’insegna di Tio Pepe, il soldato colorato di verde, Gesù Cristo argentato, il grande albero di Natale, gli acini d’uva da mangiare la notte di Capodanno, gli ‘indignados’, il progetto mai realizzata di Antonio Palacios, le bolle di sapone, un olmo siberiano…

TEAM: Fosbury Architecture, Eva Seijas

 

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CADAVRE EXQUIS

 

I

 

Puerta del Sol è: l’artista di strada vestito da SpongeBob, la moglie dell’artista di strada che scatta foto istantanee ai passanti, la statua equestre di Carlo III, le fontane gemelle, i Mariachi, il Torero che fuma una sigaretta in compagnia del venditore di biglietti della lotteria, i chioschi, le frotte di turisti, la statua dell’orso che dà le spalle all’insegna di Tio Pepe, il soldato colorato di verde, Gesù Cristo argentato, il grande albero di Natale, gli acini d’uva da mangiare la notte di Capodanno, gli ‘indignados’, il progetto mai realizzata di Antonio Palacios, le bolle di sapone, un olmo siberiano…

Henri Bergson riteneva che disordine fosse quell’ordine che noi non siamo in grado di vedere. Un ordine così complesso e così lontano dalle definizioni canoniche (ben espresse da alcuni progetti di riqualificazione urbana contemporanei), da essere difficilmente afferrabile. Un ordine inclusivo, non fissativo, contraddittorio, tutt’altro che organizzato per essere ‘somministrato senza controindicazioni’ al possibile fruitore. Puerta del Sol è tanto accogliente da poter ospitare un’immensa vitalità, da far convivere il risentimento di un popolo con le aspettative di un turista; sfiorando il caos, ma schivando la morta immobilità.

 

 

II

Un concorso d’architettura che mira al ripensamento e l’attualizzazione di uno spazio pubblico, tanto importante come Puerta del Sol, ci pone davanti all’inevitabile necessità di comprenderne le qualità, di metterne in luce l’identità.

Si potrebbe perdere tempo a parlare di valori in senso assoluto, ma, come sostiene Ludwig Wittgenstein, finiremmo nel nonsenso. Un giudizio non può che essere relativo e per formularlo è necessario definire a priori le regole del gioco (dire “questa è una buona sedia” significa che “la sedia serve a un certo scopo ben determinato” che “ha significato solo se questo scopo è stato fissato in precedenza”).

1 La qualità di una piazza si manifesta nella sua capacità di accogliere, di creare spazio per qualcos’altro, di ‘fare un passo indietro’, di diventare sfondo.

2 La piazza non passa col tempo ma il tempo passa in essa.

3 La piazza non può sfuggire allo zeitgeist; si può relazionare con lo spirito del tempo soltanto assecondandolo o distaccandosene consapevolmente.

Puerta del Sol è una piazza generosa perché onesta. Non impone la sua immagine, ma accoglie, senza opporre resistenza, l’esistenza quotidiana in tutta la sua fragilità. Le innumerevoli trasformazioni storiche e la sostanziale mancanza di un impianto regolare non le hanno impedito di diventare il cuore pulsante di Madrid. La mescolanza delle destinazioni d’uso apparentemente futili e l’accozzaglia di media pubblicitari altrettanto contraddittori non hanno vietato a Puerta del Sol di lasciarsi recentemente invadere dai manifestanti del movimento 15-M.

III

Puerta del Sol è la concretizzazione dei desideri e delle paure umane in una ‘realissima’ banca dati di tutti i futuri che si sono realizzati e di tutti quelli che non si sono mai realizzati. E’ un singolare ibrido generato dalla convivenza contradditoria di due tendenze divergenti: una progressista (progettazione del contenitore) ed una conservatrice (realizzazione del contenuto). Sebbene nel corso degli anni, con una sensibile accelerazione a partire dalla metà del XIX secolo, si siano prodotte innumerevoli idee di trasformazione della piazza, alcune delle quali estremamente visionarie, ogni progetto è sistematicamente rimasto sulla carta poiché intrappolato da giochi di potere, cambi di governo, cavilli giudiziari, proteste o rivolte popolari. Gli unici elementi che hanno preso fisicamente forma e che si sono andati a sedimentare nella piazza sono una ‘collezione’, a prima vista incoerente, di simboli (la statua di Carlo III, l’orso, l’uscita della metropolitana, le fontane, l’insegna di Tio Pepe, ecc.), di ‘figli del loro tempo’ che una volta persa la loro carica ideologica o il loro significato politico galleggiano pacificamente in Puerta del Sol.

La nostra proposta progettuale assume questa condizione contraddittoria come dato di partenza, evitando sterili critiche e cogliendola come un’opportunità, come un patrimonio che la città non può permettersi di perdere, né tantomeno di cancellare.

IV

Gli oggetti depositatisi del tempo in Puerta del Sol non tendono a ricomporre paesaggi riconoscibili o situazioni coerenti, ma giacciono sul piano nella loro tensione e indifferenza reciproca. La bellezza si coglie nelle relazioni casuali che sono capaci di innescare: “ bello come l’incontro casuale di un ombrello e un ferro da stiro sopra un tavolo operatorio”.

Senza nessuna velleità di un progetto totalizzante, senza nessuna volontà di fare tabula rasa il nostro progetto non punta a cambiare la realtà ma a valorizzare l’esistente, aggiungendo l’ennesimo elemento ad una serie potenzialmente infinita.

Senza stravolgerne l’identità o peggio ancora inventandone una posticcia per giustificare scelte progettuali ardite, scegliamo di riconfermare la vocazione della piazza ad essere luogo di transito veloce caratterizzato da segni anti-spaziali, da un’architettura di comunicazione che nonostante tutto svolge qui una funzione di orientamento, ‘punti di ancoraggio’ nello spazio vasto.

Il prossimo completamento dell’Apple Store conferma la volontà di conservare la Puerta del Sol per ciò che è; la costellazione di piazze urbane suggerita dagli incontri legati al concorso avvalora l’ipotesi che ogni luogo debba agire per ciò che può offrire senza la necessità di snaturarsi o arrogarsi la responsabilità di esaudire ogni genere di bisogno. Per godere di frescura e tranquillità c’è il Paseo del Prado, per uno spettacolo di flamenco Plaza de la Villa, per sedersi ad un caffè ed osservare la vita che passa Plaza Sant Ana, per delle ottime tapas il mercato di San Miguel, per un panino ai calamari Plaza Major.

 

 

 

 

 

V

 

Il progetto consiste di un olmo siberiano incastonato in un piccolo basamento di 4 gradini. Un segno umile, sincero, silenzioso, ma proprio per questo capace di accogliere i gesti che gli danno senso, adattandosi ad essi, rendendoli possibili, proteggendoli.

1 Prima di essere qualsiasi altra cosa un albero non è null’altro che se stesso. Chiunque può attribuirgli un significato a proprio rischio e pericolo.

2 L’albero è il ‘moderno monumento’ all’ecologia: ironico memento di un tema tanto trattato quanto ridicolizzato dal dibattito architettonico contemporaneo.

3 Un singolo albero non è una foresta. Non è nulla di naturale; è un mero elemento architettonico.

4 L’olmo risponde alle esigenze di ombra, vegetazione e riposo espresse dalla cittadinanza senza stravolgere Puerta del Sol in nome della progettazione partecipata.

5 Il podio è posizionato in maniera attenta, di modo da non interferire con i flussi urbani e la metropolitana sottostante, rubando meno spazio possibile, in una relazione misurata rispetto ai simboli esistenti.

6 Il materiale scelto è un granito bianco proveniente dalle cave di Cadalso de los Vidrios (Madrid). Il primo gradino è alto 27 cm per dare la possibilità di essere utilizzato come seduta, i successivi misurano 20 cm.

7 Le opere di realizzazione prevedono un cantiere estremamente contenuto sia in termini temporali che spaziali, arrecando il minor disturbo possibile.

8 Una proposta che prenda realmente coscienza della difficile condizione contemporanea non può che essere economica, realistica e di buon senso.

VI

Los Olmos Siberiano presentan varias cualidades que los hacen muy adecuados para ser árboles de ciudad. Sin embargo, los olmos aguantan bien los veranos sin lluvias; si además tienen agua, crecerán mejor y serán más frondosos. Esta capacidad de vivir en ambientes poco aireados es la que permitió a los olmos ser elegidos como árboles urbanos. También es la esencia de su familia más resistente a la enfermedad de la grafiosis, que está diezmando los otros especímenes en toda Europa.

La plaza es un lugar de carácter muy concurrida y pisoteada. Además, es completamente pavimentada y concretada. El resultado es la reducción de la atmósfera del suelo, por el acortamiento los poros formados por los componentes de la tierra mineral. El suelo se convierte en asfixiante, pero los olmos son capaces de soportar estas condiciones.

La frondosidad de los olmos y capacidad de vivir en suelos compactados fue la razón para el que ha sido elegido.

Como árboles longevos llega a formar parte indivisible de los lugares en que se instalan. El olmo es un árbol, en fin, que además de su utilidad y belleza, es un componente importante de Historia Natural Española.

 

VII

 

Da settimane a Burgos, migliaia di persone manifestano per bloccare un progetto urbanistico voluto dall’amministrazione comunale che pensa di investire otto milioni di euro per trasformare una delle strade principali della città, calle Victoria. Il progetto prevede che le carreggiate siano ridotte da quattro a due, che sia costruita una grande pista ciclabile al centro della strada e che sia distrutto un parcheggio gratuito, sostituito da un parcheggio privato sotterraneo. Ma i cittadini accusano il sindaco e l’amministrazione di sprecare soldi pubblici, in un momento in cui la città è in gravi difficoltà economica.

Un design confortevole e totalizzante non è che un tentativo malcelato di governare uno spazio e di reprimere le innumerevoli possibilità che garantisce. In un periodo storico in cui al conflitto si va sostituendo il comfort, continuiamo a preferire il primo. Il controllo produce mediocrità e una città anestetizzata. Che cosa accadrà a Puerta del Sol quando gli ‘arbitri del gusto’ prenderanno il controllo?

 

 

» Le guide le ho sempre detestate e le detesto ancora, perché’ mi costringono a guardare e a sapere quello che loro pensano di dovermi far guardare e sapere, e tirano delle tende opache su tutto il resto. Mi fanno sapere la data delle pietre del monumento, data che dimentico dopo un minuto e tirano una tenda opaca sul tiglio immenso, profumato, che da ombra a tutta la piazza e che forse ricorderò per tutta la vita.» 

Ettore Sottsass, Scritto di notte.

Biografia scientifica di riferimento

ARIAS, S.: «Adiciones al capítulo XVI. De los álamos negros». En: Gabriel Alonso de Herrera, Agricultura General, adicionada por la Real Sociedad Económica Matritense, Tomo II: 151-159. Madrid, Imprenta Real, 1818.

BARRIO M. B., SÁNCHEZ L. G., SAUCE S. I., «Los Olmos en la Historia», En: “Foresta”, n°26, II trimestre, 2004.

HEYBROEK, H.: «Los olmos en la historia y la cultura de Centroeuropa». En: Los olmos ibéricos. Conservación y mejora frente a la grafiosis (GIL, L., SOLLA, A. & IGLESIAS, S. edit.), 23-

  1. Madrid. Ministerio de Medio Ambiente, 2003.

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